Puerto Williams e l'isola Navarino

Il 14 mattina di buon ora è iniziata "l'avventura" in Terra del Fuoco di Daniele Edoardo e Federico, mentre Mauro si è preparato per il rientro in Italia. All'aeroporto di Punta Arenas, ancor prima di iniziare, abbiamo avuto un prologo tumultuoso. Confidando vanamente sulla presenza di un deposito bagagli Edoardo si è ritrovato con un valigione di 25 kg di troppo. Soluzioni possibili: caricarlo sull'aereoplanino ad elica per Puerto Williams pagando una cifra spropositata per ogni chilo di troppo, oppure commuovere qualcuno perché ci tenesse in custodia la valigia. Inutile dire che con solo 45 minuti a disposizione (sempre 45 minuti?) abbiamo tentato la seconda via e in questo caso il castigliano del cral di Federico è stato prezioso. Ora non c'è commessa dell'aeroporto che non ricordi il passaggio turbinoso degli Italiani dal valigione. Alla fine la segretaria del capo dell'aeroporto ha acconsentito a riportare la valigia all'Hospedaje Magallanes.

Il volo sulla Terra del Fuoco è stato più tranquillo del previsto e ci ha rivelato la natura montagnosa e movimentata di questa regione che immaginavamo molto diversa.

A Puerto Williams, immersi in una luce scintillante, siamo stati caricati su un pullmino sgangherato da un personaggio che avrebbe avuto un ruolo decisivo per noi (come lo ha su tutti i 1853 abitanti della "Comuna de Cabo de Hornos") e siamo arrivati in "città".

Questa volta ci siamo imposti di scegliere un alloggio che rispettasse degli standard minimi e siamo capitati nel Refugio Coiron di proprietà di Janette e gestito da Cristian che da Valparaiso si è trasferito a Williams perché è rimato ammaliato dal luogo.

A pranzo abbiamo fatto aprire il ristorante Cabo de Hornos espressamente per noi. Addirittura il ristoratore è devuto andare a fare la spesa per poterci preparare il pranzo dopo che avevamo scelto cosa mangiare. Durante il pranzo la luce scintillante si è rapidamente trasformata in diluvio e in attesa dell'improbabile miglioramento abbiamo ordinato il dolce, obbligando così il ristoratore a tornare al supermercato.

La notizia dell'arrivo di tre italiani a Williams si è diffusa rapidamente e siamo stati avvisati che il Capitano Claudio, il traghettatore del canale Beagle che sfida le ostilità tra le diplomazie cilene e argentine, era alla nostra ricerca. Così siamo andati a trovarlo al Club de Yates. Siamo stati invitati a salire sul Don Vito e abbiamo passato il pomeriggio davanti a una bottiglia di Chicha (Edoardo tremava all'idea di dover bere un te senza avere al seguito le sue 500 pillole di micropur!) conversando di economia, di onde elettromagnetiche, di politica, delle curve del Brasimone, di biciclette. Una conversazione piacevole e avida come capita a chi da tanto tempo è lontano da casa e che incontra per caso qualcuno che porta notizie fresche e ricordi ormai remoti.

    
Il Capitano Claudio in una foto di archivio mentre sorbisce un buon mate e
Daniele che si accinge a sbarcare dal Don Vito con l'immancabile sportina della spesa

La sera a cena siamo tornati al Cabo de Hornos essendoci fatti preparare una "centolla al natural" questa volta avendo avuto l'accortezza di avvisare con anticipo il povero ristoratore. Purtroppo gli univeristari hanno il difetto che se presi dall'ozio si mettono a parlare di questioni accademiche, così le nostre discussioni animate hanno preoccupato non poco il ristoratore che è anche andato a chiamare il gestore del supermercato per assistere allo spettacolo.

Fasi interlocutorie durante la discussione

La notte al Coiron abbiamo avuto più freddo che in tenda, ma il mattino del 15 di nuovo la luce scintillante ci ha spinti ad andare in cima al Cerro Bandera, come consigliatoci dal Capitano Claudio, nonostante la tenuta non propriamente alpinistica di Daniele.

Sulla cima del Cerro Bandera: in primo piano le Tamberil, sullo sfondo Los Dientes de Navarino

La salita prima docile e al solito tortuosa, dopo poco si impenna ("sube sube sube") però la vista dal punto che presumibilmente corrisponde alla cima del Cerro ripaga dello sforzo.

Una 180 gradi sul canale Beagle e l'Argentina

Arrivati là abbiamo individuato poco oltre una cima più degna di questo nome: Edoardo ha stimato fosse a 45 minuti di cammino. Così, visto il tempo stabile ci siamo spinti più in alto dovendo attraversare qualche chiazza di neve.

La vista dalla vetta del "Cerro senza nome"

Sarà stato che i condor sfioravano le nostre teste, o il pensiero che probabilmente non sono stati tanti gli escursionisti che si sono spinti fin lassù, ma per qualche istante abbiamo gustato l'impressione di essere dei piccoli esploratori sulle orme di Darwin e del capitano Fitz Roy.

Il piccolo "esploratore"

Rientrati a Williams siamo andati a visionare la nave mercantile "Patagonia Express" appena arrivata che di lì a poco avrebbe dovuto riportarci a Punta Arenas dopo aver navigato lungo il canale Beagle, un tratto dell'oceano Pacifico e lo stratto di Magellano. Per il viaggio avevamo a disposizione due cuccette e una poltrona e già avevamo iniziato a ipotizzare come dividercele. Gia vedendo da lontano il Patagonia Express Edoardo ha subito manifestato alcune perplessità: sembrava piccola e sgangherata.

Le sue perplessità si sono fatte convinzioni dopo che abbiamo visto la cabina passeggeri con le poltrone sfondate e dopo aver saputo che a causa di un non meglio precisato guasto (all'andata aveva perso un'elica) la partenza era rinviata di almeno 12 ore.

 
La cabina "poltrone" e la sala rancio con foto di Orietta Berti, protettrice della nave (della serie "Finché la barca va...")

Quello che però ha fatto scattare il suo piano di rientro alternativo è stato un eloquente e scarmo colloquio con una coppia di australiani appena scesi: "It's a byte from hell!". Se poi avesse saputo che la "nave" era soprannominata "la barcaza" e che sarebbe stata rottamata all'arrivo a Punta Arenas, probabilmente si sarebbe incamminato a piedi. Ha iniziato così l'opera sistematica di rottura di scatole dell'autista del pullmino nonché responsabile delle prenotazioni della linea aerea per Punta Arenas: si andava dalla proposta di istituzione di un volo extra, alla organizzazione di un volo charter con passaggio sopra Capo Horn, alla apertura di una nuova linea internazionale tra Puerto Williams e la vicina Ushuaia, alla offerta di cifre astronomiche ad altri passeggeri già prenotati, tutto condito dalla ricerca in tutto il paese di altre persone in fuga dall'isola, mancava solo la corruzione del Pilota e il dirottamento. Per un attimo abbiamo anche pensato di ricorrere alle nostre conoscenze e siamo andati alla ricerca del Capitano Claudio per chiedere se con il suo Don Vito ci portava in Argentina, ma era già partito nottetempo.

Edoardo in fuga a fianco dell'aereo

Il giorno dopo, quando l'aereo aveva già iniziato a rullare in pista, l'autista del pullmino preso dalla disperazione e dallo sfinimento, ha caricato Edoardo e il suo zaino come ventunesimo passeggero, contando sul fatto che il ventesimo era un neonato. Non sappiamo se Edoardo ha dovuto viaggiare con il neonato in braccio, ma non ci stupiremmo se lo avesse fatto.

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