Studi sul Radar ad Apertura Sintetica (SAR)
A. . Ferretti, A. Monti Guarnieri, C. Prati, F. Rocca
Dipartimento di Elettronica ed Informazione
Aprile 1998
Lo scopo del SAR é fornire immagini elettromagnetiche (a frequenze
comprese tra 500MHz e 10GHZ) della superficie terrestre con risoluzione
spaziale di qualche metro.
Il gruppo di elaborazione numerica dei segnali presso il Dipartimento di
Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano ha iniziato ad occuparsi
del problema dell'elaborazione di dati Radar ad Apertura Sintetica (SAR) nel
1985. Dal 1986, la ricerca del gruppo é proseguita di pari passo con la
possibilitá di avere a disposizione dati reali con i quali verificare
quanto sviluppato in teoria. All'epoca l'unica piattaforma che avesse fornito
dati SAR per uso civile era il satellite americano SEASAT (lanciato nel 1979 e
spento dopo solo 78 giorni) operante alla frequenza di circa 1GHz e con banda
di circa 20MHz. I dati del SEASAT sono stati utilizzati dal gruppo per mettere
a punto nuove tecniche di focalizzazione dei dati e per studiare le
possibilitá offerte dall'interferometria SAR per generare mappe di
elevazione digitale del terreno (DEM). Nel maggio 1991 veniva lanciato il
primo SAR europeo a bordo del satellite ERS-1 (frequenza centrale di circa
5GHz e banda di poco inferiore ai 20MHz). Per primo, nellagosto dello stesso
anno, il gruppo ne ha verificato le capacitá interferometriche per conto
dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), utilizzato i dati per sviluppare nuove
tecniche di elaborazione dei dati interferometrici che hanno portato poi ad un
brevetto registrato dall'ESA negli USA, e ha poi valutato le capacitá
offerte dal sistema per misurare moti crostali con precisione centimetrica.
Nel 1995 veniva lanciato il secondo satellite europeo ERS-2, gemello di ERS-1.
Su suggerimento del nostro gruppo i due satelliti vennero posti sulla stessa
orbita in modo da poter operare sulla stessa zona a distanza di un giorno. Con
questa disposizione (TANDEM) dei satelliti sono stati acquisiti ripetutamente
dati di tutta la superficie terrestre che oggi costituiscono una base di dati
unica al mondo e che consente di generare DEM di vaste zone della superficie terrestre.
Il radar ad apertura sintetica (SAR) é uno strumento costituito da un
radar di tipo convenzionale montato su una piattaforma mobile (un aeroplano o
un satellite). L'antenna del radar é puntata verso terra ortogonalmente
alla direzione di moto della piattaforma con un angolo compreso tra 20 e 80
gradi rispetto alla direzione di Nadir (detto di off-nadir).
I vantaggi del SAR rispetto ai consueti sistemi ottici sono legati alla
capacità di operare di notte e in presenza di nuvole (ci sono aree della
terra di cui non esistono immagini ottiche da satellite a causa della
copertura nuvolosa perenne); ancora, il SAR può fornire immagini coerenti
e cioè l'immagine contiene sia l'informazione d'intensitá (legata alla
riflettivitá degli oggetti) che l'informazione di fase (legata alla
distanza tra bersaglio e radar). La coerenza del sistema SAR consente alcune
applicazioni di grande interesse pratico, ma é causa del cosiddetto
fenomeno di ``speckle`` visibile come una variazione casuale
dell'intensitá dell'immagine intorno al valor medio della retrodiffusione
(lo stesso effetto di granulositá che si nota puntando un laser su una
parete non perfettamente liscia). Questa variazione é dovuta alla
ricombinazione casuale dei ritorni radar dai vari retrodiffusori contenuti
nella cella di risoluzione dell'immagine. Un esempio della differenza visibile
tra un'immagine ottica e una SAR e' mostrato in figura 1.
Le due dimensioni spaziali dell'immagine SAR sono legate alla distanza degli
oggetti dal sensore (``slant range'') e alla posizione della
piattaforma lungo la direzione di moto (``azimuth``). A causa di questa
rappresentazione l'immagine SAR é affetta da deformazioni geometriche
eguali a quelle di un sistema ottico che osservasse la superficie terrestre
con angolo di vista complementare. Gli oggetti disposti su un terreno con
pendenza pari all'angolo di off-nadir (cioè parallela all'antenna del
radar) risultano essere tutti alla stessa distanza dal radar e quindi
rappresentati nella stessa cella di risoluzione (non c'é possibilità
di discriminare oggetti anche molto distanti tra loro se contenuti nel piano
con questa pendenza). Queste zone vengono dette di ``foreshortening''.
Nel caso ottico, al contrario, questa disposizione consente la miglior
risoluzione spaziale. Esattamente l'opposto accade per terreni con pendenza
opposta dove il SAR consente la miglior risoluzione e il sistema ottico
``schiaccia`` tutti gli oggetti in un solo punto dell'immagine (come in una
cartolina vista di profilo) .
Figura 1 - Confronto tra un'immagine ottica (satellite SPOT) e
una SAR (satellite ERS-1) dell'area dei Campi Flegrei (Napoli). L'immagine
ottica é stata messa nella geometria SAR per rendere possibile il confronto.
Durante il moto della piattaforma il radar emette impulsi di breve durata ad
intervalli regolari. La risoluzione spaziale in distanza r (slant range) é
proporzionale alla durata degli impulsi trasmessi t: r=c
/2 dove
c é la velocità della luce. Quindi per ottenere risoluzioni in
distanza inferiori a 10 metri é necessario trasmettere impulsi di durata
inferiore a 66 ns o, equivalentemente, utilizzare una banda maggiore di 15MHz.
In pratica si trasmettono impulsi modulati linearmente in frequenza di durata
molto maggiore che poi vengono compressi con un filtro adattato
nell'elaborazione numerica dei dati. Per quanto riguarda invece la direzione
di azimuth, si sfrutta il moto della piattaforma rispetto agli oggetti a terra
per ``sintetizzare`` tramite calcolatore un'antenna di dimensioni molto
maggiori rispetto a quella fisica. Infatti per avere una risoluzione di 10
metri alla frequenza di 1GHz e alla distanza di 800km (la quota delle orbite
generalmente utilizzate per il SAR da satellite) sarebbe necessaria un'antenna
lunga più di 10km, ovviamente non realizzabile praticamente. Il
trattamento dei dati ``grezzi`` che consente di comprimere gli impulsi e di
sintetizzare l'antenna viene indicata con il termine di
``focalizzazione'' SAR.
Da un punto di vista dell'elaborazione numerica dei dati, il problema della
focalizzazione dei dati SAR é molto simile a quello della migrazione di
dati sismici ottenuti con onde acustiche. L'esperienza del gruppo ha suggerito
di modificare le tecniche sismiche (molto più avanzate di quelle radar sia
perché studiate da molto tempo con consistenti finanziamenti da parte
dell'industria petrolifera sia perché il problema sismico richiede
accuratezze più elevate di quello SAR) per renderle adatte alla
focalizzazione di dati SAR. Quindi, nel 1987 é stata messa a punto e
verificata con i dati SEASAT una tecnica di focalizzazione che rispetto alle
precedenti é risultata essere più efficiente computazionalmente,
più semplice (il cuore dell'algoritmo occupava 20 righe di Fortan 77),
più precisa e, soprattutto, esente da distorsioni di fase del dato
(condizione essenziale per le applicazioni interferometriche)[1]. La nuova
tecnica é diventata presto punto di riferimento per i nuovi prodotti
software e la sua pubblicazione ha avuto come effetto non trascurabile quello
di far uscire il settore da un regime di oligopolio con una conseguente
radicale riduzione dei costi.
Ad ogni pixel di un'immagine SAR é associato un numero complesso risultato
della combinazione delle retrodiffusioni di tutti gli oggetti appartenenti ad
una cella di risoluzione a terra e della rotazione di fase dovuta al percorso.
In particolare la fase di ogni pixel é formata dalla somma di due termini:
il primo legato ai retrodiffusori
,
il secondo dato da
=4
r/l, dove r é la distanza piattaforma-cella
di risoluzione e l é la lunghezza d'onda del radar (pari alla
velocità di propagazione divisa per la frequenza del radar). Dato che le
lunghezze d'onda generalmente utilizzate sono di pochi centimetri e la
distanza sensore-cella di risoluzione é di qualche centinaio di chilometri
(almeno nel caso di SAR da satellite) il secondo termine di fase contiene
decine di milioni di angoli giro. Inoltre, il termine di fase legato ai
retrodiffusori é casuale. In conclusione la fase di una singola immagine
SAR é assolutamente inutilizzabile. Se ora si considera la differenza di
fase tra due immagini SAR riprese da angoli di vista leggermente differenti
(generalmente viene indicata la distanza tra i due satelliti in direzione
normale a quella di vista -baseline- invece che la separazione
angolare) il termine di fase dovuto ai retrodiffusori si cancella (almeno in
prima approssimazione se la differenza d'angolo é molto piccola) e il
termine di fase residuo é dato da
dove
é la differenza dei percorsi tra i sensori e la stessa cella di
risoluzione a terra. La fase
contiene ancora un numero molto elevato di
angoli giro (é quindi nota a meno di un elevato multiplo intero di 2
), tuttavia passando da una cella di risoluzione ad una contigua (pochi metri
di distanza) la variazione di
é generalmente sufficientemente
piccola da non presentare ambiguità di 2
.
La fase
viene detta
fase interferometrica e ad essa é legata l'informazione di variazione di
(misurata in frazioni di lunghezza d'onda
)
tra pixel
dell'immagine SAR. Nota la posizione dei due satelliti, la misura di
può essere utilizzata per ricavare l'elevazione relativa tra i pixel
dell'immagine e, quindi, generare una mappa numerica di elevazione (Digital
Elevation Model). Oppure, noto il DEM é possibile risalire da
ad eventuali deformazioni millimetriche della superficie terrestre intercorse
tra due osservazioni successive.
Figura 2 - Immagine SAR ERS-1 della parte orientale della
Sicilia comprendente il monte Etna. A destra l'immagine d'intensitá e, a
sinistra, quella di fase interferometrica ottenuta come differenza tra due
passaggi ERS-1 ed ERS-2 del 5 e 6 Settembre 1995 con un baseline di circa 110
metri. Si nota come le frange interferometriche seguono bene le curve di livello.
La precisione della misura di
é legata al rumore di fase
presente sulle immagini SAR. Se le immagini SAR utilizzate per calcolare la
fase interferometrica sono riprese simultaneamente (e quindi il contributo di
fase dei retrodiffusori si cancella) il rumore di fase é generalmente
inferiore a 30 gradi e la precisione di misura di
migliore di
/20 (pochi millimetri). Dalla misura di
e dalla parallasse
si risale al DEM con una forte diminuzione di sensibilità, passando da
errori di pochi millimetri su
a errori di vari metri sul DEM. Se
invece le immagini SAR sono riprese con un certo intervallo temporale (questo
é il caso dell'interferometria da satellite sia nel caso SEASAT che
ERS-1/ERS-2) il rumore di fase dipende essenzialmente dal cambiamento dei
retrodiffusori sul terreno e la precisione di misura di
presenta
una forte variabilità spaziale. Se per alcune applicazioni (come la
generazione di DEM o la misura di deformazioni crostali) questa
variabilità é un inconveniente, per la classificazione d'immagini e
per l'estrazione di alcuni parametri geofisici può essere un vantaggio
(per primo il gruppo ha proposto la generazione d'immagini di coerenza
per questo tipo di applicazioni). Per quanto riguarda le tecniche di
elaborazione numerica per la generazione di immagini di fase interferometrica,
il contributo innovativo del gruppo é conosciuto (e utilizzato)
internazionalmente con il nome di ``spectral shift principle'' o ``common band
filtering`` [2,3,4]. Consiste in un filtraggio spazio variante delle due
immagini SAR al fine di eliminare quel contributo di rumore causato dalla non
completa cancellazione del termine di fase dovuto ai retrodiffusori (che in
effetti cambia al cambiare dell'angolo di vista). Questo principio é stato
poi applicato nella realizzazione di due pacchetti software per conto
dell'ESA: il primo per la generazione di immagini di fase a piena risoluzione
(disponibile via rete tramite ESA-ESRIN), il secondo per la generazione di
immagini di ampiezza, di fase e di coerenza a risoluzione intermedia (40
metri), ma con tempi di calcolo molto ridotti (10 minuti su un PC per immagini 100x100km).
Se i retrodiffusori sul terreno cambiano tra un'osservazione SAR e la
successiva, la fase interferometrica risulta affetta da un rumore casuale.
L'entitá di questo rumore viene valutata attraverso le immagini di
coerenza cioè della stima del coefficiente di cross-correlazione locale
delle immagini SAR. In teoria ad ogni pixel delle immagini é legato un
valore di coerenza differente, ma in pratica, avendo a disposizione solo due
immagini per stimare la coerenza, si suppone che il segnale sia stazionario in
un'area di qualche pixel. La risoluzione dell'immagine di coerenza é
così ridotta rispetto a quella delle immagini di partenza. La coerenza
é compresa tra 0 (retrodiffusori completamente diversi nelle due immagini
come, per esempio, nel caso del mare) e 1 (stessi retrodiffusori nelle due
immagini come, per esempio, nel caso di rocce esposte). Un esempio di immagine
di coerenza é mostrato in figura 3. L'immagine mostra la parte nord
orientale della Sicilia e la coerenza é rappresentata con una scala di
grigi che va dal nero (coerenza nulla) al bianco (coerenza unitaria). I dati
utilizzati sono stati ripresi dai satelliti ERS-1 ed ERS-2 a distanza di un
giorno nel settembre del 1995. Si nota come il mare risulti totalmente
incoerente, mentre sull'isola si notano diversi livelli di coerenza, scarsa
nella parte nord più vegetata, elevata sull'Etna in corrispondenza delle
colate di lava che vengono così chiaramente identificate.
Figura 3 - Immagine di coerenza della parte nord orientale
della Sicilia.
La coerenza varia anche in funzione della situazione climatica. In generale in
aree vegetate la coerenza é più elevata nei periodi secchi (estivi
alle nostre latitudini) . In figura 4 é mostrata una serie temporale di
immagini di coerenza del monte Etna ottenute tutte da coppie d'immagini ERS-1
ed ERS-2 riprese a distanza di un giorno, ma in diversi periodi dell'anno. Da
sinistra a destra e dall'alto in basso sono rappresentate le coerenze nei mesi
di Aprile, Maggio, Agosto, Settembre, Novembre e Dicembre. Si noti, ad
esempio, la totale incoerenza rilevata sulla cima dell'Etna nel mese di
Novembre causata dalla copertura nevosa intervenuta tra la prima e la seconda osservazione.
Figura 4 - Immagini di coerenza dell'Etna.
Dalla fase interferometrica é possibile risalire mappa di elevazione
(relativa) di tutti i pixel. Per ottenere questo risultato sono necessarie due operazioni:
1.lo srotolamento della fase interferometrica (``phase unwrapping``)
2.la geocodifica del DEM
La prima operazione si rende necessaria in quanto la fase interferometrica
presenta dei salti di 2
che non sono legati ad un'effettiva differenza di
quota tra pixel, ma dipendono dalla rappresentazione della fase che é nota
a meno di multipli di 2
.
A partire dal 1987, il gruppo ha sviluppato [2]
delle tecniche originali di ``phase unwrapping`` bidimensionali che sfruttano
sia l'informazione di fase sia quella d'ampiezza delle immagini SAR. Più
recentemente [5] il gruppo ha individuato una tecnica di phase unwrapping
più affidabile di quelle ``tradizionali`` perché basata
sull'informazione di fase di più immagini SAR. Inoltre, con più
immagini, si aumenta la percentuale di zone che hanno alta coerenza nell'una o
nell'altra situazione e, conseguentemente, si riescono ad ottenere DEM di zone
più estese. Una volta ottenuta una mappa di elevazione in coordinate SAR,
questa deve essere posta in un sistema di riferimento convenzionale
(generalmente UTM) tramite un'operazione di geocodifica. Un esempio di DEM
della zona dell'Etna generato a partire da 7 coppie d'immagini SAR é
mostrato in figura 5.
Figura 5 - Mappa numerica di elevazione dell'Etna ottenuta a
partire da 7 coppie d'immagini ERS-1 ed ERS-2.
Ovviamente a causa delle deformazioni geometriche delle immagini SAR, le zone
di foreshortening risultano essere fortemente interpolate e di scarsa
affidabilitá. Per ovviare a questo inconveniente sono state combinate
mappe di elevazione ottenute con coppie d'immagini SAR riprese durante
passaggi sia ascendenti (da Sud a Nord) sia discendenti (da Nord a Sud) dei
satelliti ERS-1 ed ERS-2. Le deformazioni geometriche nei due casi sono quasi
complementari (nei passaggi ascendenti l'antenna é puntata verso Est, in
quelli discendenti verso Ovest) quasi tutta la superficie di una zona montuosa
come quella dell'Etna é rappresentata con buon dettaglio. La mappa di
elevazione di figura 6 mostra il risultato di questa combinazione. Nella
stessa figura sono mostrate un'immagine SAR ascendente e una discendente per
mettere in risalto le differenti deformazioni geometriche. L'accuratezza di
elevazione valutata indipendentemente dall'ESA é risultata essere di circa
8 metri.
Figura 6 - Mappa numerica di elevazione dell'Etna ottenuta a
partire da 7 coppie d'immagini ERS-1 ed ERS-2 ascendenti e 3 discendenti.
Un problema non trascurabile nella generazione dei DEM con immagini SAR non
simultanee (come nel caso di ERS-1 ed ERS-2) é quello del cambiamento del
contenuto di vapor d'acqua nella troposfera tra un'osservazione e l'altra e/o
tra una zona e l'altra nella stessa osservazione. Questi fenomeni causano
delle variazioni locali della lunghezza d'onda del sistema e,
conseguentemente, degli artefatti topografici. Ancora una volta l'uso di
più immagini interferometriche é d'aiuto per ridurre questi effetti.
Il gruppo ha messo a punto una tecnica basata sull'elaborazione
multi-risoluzione degli interferogrammi SAR (filtraggio wavelet
bidimensionale) per stimare la potenza degli artefatti atmosferici sulle
singole coppie interferometriche. In base a queste stime é possibile
trovare la miglior combinazione lineare delle singole coppie interferometriche
per ridurre al minimo gli effetti atmosferici [5].
Se la topografia é nota, il suo contributo alla fase interferometrica
può essere eliminato. Il residuo di fase interferometrica può essere
messo in relazione a piccoli spostamenti relativi della superficie terrestre
nella direzione del satellite. Nel caso dei satelliti ERS-1 ed ERS-2, per
esempio, uno spostamento relativo di 2.8cm (pari a metà della lunghezza
d'onda del sistema) produrrebbe una variazione di fase interferometrica di 2p.
Se la coerenza nella zona d'interesse é sufficientemente elevata, si
capisce come questa tecnica sia in grado di misurare movimenti di pochi
millimetri. Il gruppo ha verificato sperimentalmente questa possibilità
proponendo nel 1992 un esperimento controllato sull'area di Bonn in
collaborazione con l'ESA per la pianificazione delle accensioni del satellite
ERS-1 e l'universitá di Stoccarda per la preparazione dell'esperimento a
terra. Nell'esperimento di Bonn il gruppo di Stoccarda ha collocato su un
terreno agricolo 19 riflettori molto brillanti (corner reflectors) e
quindi ben identificabili sull'immagine SAR. La scena é stata ripresa 10
volte nel mese di Marzo del 1992 e nel frattempo due riflettori sono stati
spostati verticalmente di un centimetro. Dall'elaborazione delle 10 immagini
SAR, il gruppo di Milano ha correttamente identificato quali riflettori erano
stati mossi e di quanto con un errore di 2 millimetri.
Figura 7 - Immagine SAR ERS-1 della zona interessata dalla
frana di St. Etienne de Tinee.
Figura 8 - Fase interferometrica ottenuta da due immagini SAR
ERS-1 riprese a distanza di 9 giorni. Nel riquadro sono ben visibili le frange
causate dalla deformazione superficiale avvenuta in seguito al moto franoso.
La tecnica é stata poi applicata dal gruppo per rilevare fenomeni naturali
come nel caso delle grossa frana di St. Etienne de Tinee poco a nord di Nizza.
In figura 7 é mostrata la singola immagine SAR ripresa da ERS-1; la zona
interessata dalla frana é evidenziata nel riquadro. In figura 8 é
invece mostrata la fase interferometrica ottenuta a distanza di 9 giorni che
evidenzia le rapide variazioni di fase in corrispondenza della frana. Questi
dati sono stati analizzati dal gruppo IPGP di Parigi per ricavarne un modello
della frana. Avendo a disposizione più immagini é anche possibile
seguire lo sviluppo temporale delle deformazioni. Se poi esiste un modello per
questo sviluppo, é possibile misurare con precisione movimenti davvero
molto modesti. Con questa tecnica abbiamo misurato gli spostamenti del terreno
nella Valle del Bove sull'Etna causati essenzialmente dal peso delle recenti
colate di lava. L'immagine SAR della Valle del Bove é mostrata in figura
9, mentre la mappa delle velocità del terreno (in cm all'anno) é
mostrata in figura 10.
Figura 9 - Immagine SAR ERS-1 della Valle del Bove (Etna).
Figura 10 - Mappa delle velocità del terreno (in cm
all'anno) della Valle del Bove (Etna).
Come ultimo esempio, si mostra come con l'interferometria SAR di ERS-1 ed
ERS-2 sia stato possibile individuare un fenomeno di subsidenza nell'area
vicino ad Annifo in Umbria causato dal terremoto del 26 Settembre 1997. Il
fenomeno di subsidenza é mostrato in figura 11. L'abbassamento del terreno
al centro dell'immagine stimato dalla fase interferometrica é di circa 8cm
rispetto ai bordi.
Figura 11 - Fase interferometrica relativa alla subsidenza
nella zona di Annifo causata dal recente terremoto in Umbria.
Tra le altre attivitá del gruppo che hanno prodotto lavori di interesse
scientifico e industriale, risultano anche la generazione di prodotti a
bassa risoluzione ``quick-look'' e lo studio di sistemi SAR in
modalitá ScanSAR.
Per quanto riguarda il primo argomento, si é realizzato, per conto
dell'ente spaziale europeo (ESA), un software per ottener immagini
interferometriche a ``media'' risoluzione (50 x 50 m), quasi in tempo reale.
Una breve descrizione del sistema (con alcune immagini) é negli atti del
convegno di Zurigo [1996], o in un
piú completo rapporto
ESA. L'algoritmo ha dato luogo ad un
processore che é stato implementato dalla ditta ACS per l'ente spaziale, e
costituisce il primo processore in grado di funzionare su PC/Workstation UNIX,
e produrre interferogrammi e immagini di coerenza per sistemi tandem ERS in
tempi molto ridotti. Una bella raccolta di immagini é su questo
web server, una ancora più
completa é sul www server
dell'ESA. Una interessante pplicazione
riguarda il caso dell'eruzione vulcanica sotto il ghiacciao di
Vatnajokull.
Per quanto riguarda il secondo argomento il gruppo é stato
incaricato da
ESA
(sede
olandese: ESTEC) di ottimizzare i parametri del satellite ENVISAT
(nel modo di funzionamento
ScanSAR del sensore ASAR), che verrá messo in orbita nell'anno 2000.
questo strumento. Il sistema ScanSAR, a differenza di quelli precedenti
consentirà di acquisire striscie d'immagini larghe 500km invece dei 100
attualmente disponibili. Inoltre il gruppo é stato incaricato
d'investigare le possibili applicazioni d'interferometria SAR-SCANSAR [6], un
breve rapporto é stato presentato al convegno CEOS 98. I dati SCANSAR sono stati simulati a partire
dai dati della missione ERS e sono stati utilizzati per verificare la
validità di tecniche d'interferometria innovative.
Abbiamo riassunto i principali risultati di una ricerca durata più di 12
anni e finanziata per un totale di circa 2.2 miliardi di lire principalmente
dall'Agenzia Spaziale Europea (ESRIN e ESTEC), dalla Comunitá Europea e
dall'Agenzia Spaziale Italiana. Tale lavoro é stato reso possibile dal
contributo di 48 studenti di Laurea e Dottorato (4) descritto in 37 tesi e
progetti di laurea. I risultati principali di questa attivita' ricerca sono
raccolti in 15 pubblicazioni su riviste internazionali e sono coperti da due brevetti.
[1] C. Cafforio, C. Prati, F. Rocca, 1991, SAR data focusing using seismic
migration techniques, IEEE Transactions on AES, Vol.27-2, pp.194-207.
[2] C. Prati, F. Rocca, A. Monti Guarnieri, E. Damonti, 1990, Seismic
migration for SAR focusing: Interferometrical applications, IEEE Transactions
on Geoscience and Remote Sensing, Vol.28, N.4, pp.627-640.
[3] F. Gatelli, A. Monti Guarnieri, F. Parizzi, P. Pasquali, C. Prati, F.
Rocca, 1994, Use of the spectral shift in SAR interferometry: applications to
ERS-1, IEEE Transactions on Geoscience and Remote Sensing, Vol. 32 , No 4,
July 1994, pp.855-865.
[4] C. Prati, F.Rocca, 1994, Process for generating Synthetic Aperture Radar
Interferograms, U.S. Patent N.5,332,999, July 26, 1994.
[5] A. Ferretti, C. Prati, F.Rocca, 1998, Multi-Baseline INSAR DEM
reconstruction: the wavelet approach, IEEE Transactions on Geoscience and
Remote Sensing, in stampa.
[6] A. Monti Guarnieri, C. Prati, 1996, ScanSAR focusing and interferometry,
IEEE Transactions on Geoscience and Remote Sensing, Vol. 34, No. 4, pp.
1029-1038, Jul 1996.
Un punto di partenza veloce per applicazioni di telerilevamento di sistemi SAR
é costituito dal www server
ESA, che contiene anche un puntatore alle altre
Agenzie
Spaziali. Se il
server ESA non fosse in linea, un altro server ``vicino'' é quello
dell'Agenzia Spaziale Italiana, oppure
quello di EURIMAGE,
l'organizzazione commerciale che - fra l'altro- distribuisce i dati ERS.
Una bibliografia completa sull'interferometria é mantenuta
dall'Alaska Sar
Facility.
Andrea Monti Guarnieri
1998-10-07