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Cara Emergency da più giorni
mi sollecitate un chiarimento, che ho tardato a darvi perché non volevo
contribuire a trasformare un esempio fatto per rispondere a una domanda al termine
di una lezione in ciò che non è mai stato: un trattato pro o contro la
guerra. Poiché però mi sono reso conto che tacendo ulteriormente rischio solo
di passare per un avventato che ha parlato a vanvera vi invio tre
osservazioni 1. Il
contenuto della risposta, da cui è nato il documento dello
studente. Nei casi di rivalità nella gestione di una risorsa naturale la soluzione negoziale tra tutti i portatori di interessi coinvolti porta quasi sempre a un risultato migliore per la società nel suo complesso. Per permettere la negoziazione si sono ideati dei sistemi (informatici) di aiuto. Era questo l’oggetto della lezione che avevo appena terminato con un esempio della soluzione negoziata tra Italia e Svizzera nella gestione delle acque del Lago Maggiore. Terminata la lezione uno studente mi chiese un altro esempio. Pochi giorni prima avevo scorso il libro di Lucia Annunziata[1] sulla guerra del golfo e mi parve interessante costruire un esempio su tale base. Feci quindi rilevare come la guerra avesse prodotto una distruzione di risorse e una ridistribuzione dei redditi e dei poteri tra le parti: · l’Iraq ha subito danni materiali, vite umane distrutte e un calo delle entrate per il blocco delle vendite di greggio, che si è riflesso pesantemente sulla sua popolazione; · tutti gli abitanti del mondo si ritrovarono una bolletta petrolifera più alta per alcuni mesi; · alcuni stati (USA, Arabia Saudita, Emirati Arabi) hanno avuto un temporaneo aumento del Pil; · il giro di affari di alcune compagnie (petrolifere, di servizi, degli armamenti) è temporaneamente aumentato. I valori in gioco sono molto difficile da valutare, ma citai alcuni dati per invitare a riflessione. Osservai che, dal punto di vista globale, molte voci dell’elenco precedente si elidono, in quanto costituiscono un beneficio per qualcuno e un costo per qualcun’altro (ad esempio l’aumento della bolletta petrolifera è costo per i consumatori ed è un beneficio per le compagnie e gli stati produttori), così che a consuntivo rimangono solo i danni materiali: le vite umane perdute, i sistemi produttivi distrutti e le risorse sperperate.
2. I dati
citati Sostenni le affermazioni precedenti con alcuni dati, che citai a memoria commettendo alcuni errori (questi dunque sono miei e non devono essere imputati allo studente), che non inficiano però la conclusione. Riporto i dati esatti e la fonte su cui a posteriori li ho verificati. a)
il
costo della guerra Il costo delle operazioni militari di Desert Storm, da me
citato erroneamente in 40 miliardi di
dollari, in realtà è stato di 61 miliardi[2]
e corrisponde ad un esborso di mezzi pubblici del Governo USA che ha prodotto
un aumento del giro di affari di alcune società, per lo più quelle
produttrici di servizi logistici e armamenti (e quindi del PIL dei loro
paesi), che sono beni destinati a essere distrutti. b) il rimborso dei costi della guerra
Il trasferimento tra gli alleati e gli USA è stato di 52.8 miliardi di dollari, di cui 36.1 (a memoria avevo detto 30) rimborsati da Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti[3], il resto da paesi non del Golfo (Giappone, Germania e altri). c) il prezzo del petrolio e la copertura del rimborso da parte dei tre paesi del golfo Il prezzo del petrolio è aumentato rapidamente dopo l’invasione del
Kuwait, partendo da circa 15 $ a barile per raggiungere un picco di 41 $ al
barile nell’ottobre del 1990. Dopo l’inizio dell’operazione Desert Storm,
nel gennaio successivo, il prezzo è sceso rapidamente per assestarsi attorno
ai 18-20 $ al barile al termine delle ostilità. Nei sei mesi tra il luglio
1990 e il gennaio 1991 il greggio è stato venduto in media a 29 $ al barile,
cioè 14 $ più caro che all’inizio[4].
In quei mesi dunque tutti i consumatori hanno pagato bollette petrolifere più
salate. Il grafico sottostante mostra l’andamento del prezzo medio mensile nel
lungo periodo. Il punto 42 corrisponde all’invasione del Kuwait, il 43
all’inizio dell’operazione Desert Storm, il 44 alla fine delle
ostilità[5].
Da una variazione così rapida del prezzo
del petrolio potrebbe sembrare strano che i rimborsi pagati dall’Arabia
Saudita, dal Kuwait e dagli Emirati Arabi Uniti siano stati coperti dalla
vendita del greggio. L’intuizione è però sbagliata perché non tiene conto del
fatto che la guerra ha prodotto una ridistribuzione dell’estrazione tra i
diversi paesi che dura tutt’ora. Lo si deduce dalla seguente tabella, che
riporta il valore totale annuo dell’esportazione dell’Iraq e dei tre paesi
sopraccitati per alcuni anni dal 1989 (l’anno precedente l’invasione del
Kuwait) in poi[6] Valore
dell’esportazione annua in milioni di $
Si vede come, a seguito del crollo delle
esportazioni dell’Iraq (e di quella temporanea del Kuwait) sia aumentata l’esportazione
dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. 3. I limiti
di ciò che ho detto Sono un esperto di Sistemi di supporto alla decisione e alla negoziazione, non un economista. Il mio scopo non era fare un trattato pro o contro la guerra, ma solo un ulteriore esempio per mostrare perché i sistemi negoziali possono essere utili, anche al di fuori del campo delle risorse naturali di cui mi occupo. Era un esempio a braccio, come se ne fanno tanti al termine di una lezione, e, come tutti gli esempi, può essere più o meno perfetto. Non era e non è mia intenzione farne una tesi sulla guerra da diffondere urbi et orbi. Vi ringrazio
per l’ospitalità e per il vostro prezioso lavoro Cordialmente Rodolfo Soncini
Sessa |
[1] Lucia Annunziata, NO, la seconda
guerra irachena e i dubbi dell’occidente, Donzelli Editore, Roma, 2002,
pag. 105.
[2] Final report to Congress – Conduct of the Persian Gulf war, http://www.globalsecurity.org/military/ops/desert_storm-refs.htm
[3] fonte: vedi nota 2
[4] US Energy Information Administration, http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chron.html)
[5] http://tonto.eia.doe.gov/oog/ftparea/wogirs/xls/psw13vdall.xls
[6] OPEC annual statistical bulletin 2001,
pag. 16, consultabile sul sito http://www.opec.org